Che coltivare un orto sia forse coltivare il mondo e che innaffiare un ciclamino sia un atto di resistenza sentimentale, un dire io sono qui, ora, e mi prendo cura.


sabato 28 aprile 2012

Senza nastri di plastica.


Non amo le piante appena comprate. Così diverse dalle mie fatte in casa, le piante appena comprate si presentano con l'abito della festa. Sottoposte alle luci a spettro delle serre, fiorite sempre e fuori stagione, perfettamente perpendicolari al pavimento, grasse e lucide e un poco finte, somigliano per me ai paggetti dei matrimoni, infilati nei vestiti inamidati, o ai ragazzoni di periferia, ripuliti dal pallone e forse da altro e strizzati nei completi rigidi per essere credibili come agenti immobiliari.

Nelle vetrine dei fiorai e negli scaffali dei supermarket, kalanchoe in fila come bomboniere, con i piccoli fiori perfettamente disegnati, magari ornate di nastri in tinta. Ortensie azzurre a febbraio, come damine tra cerchi e corsetti. Incredibili camelie dai grossi fiori bianchi a forma di polpetta.
Cosa manca a queste piante? L'esperienza, io credo. Respirare quel preciso luogo, trovare la propria strada alla ricerca della luce, conoscere gli afidi e anche le farfalle, con un po' di fortuna. Mi è commovente la trasformazione. Prima c'è lo shock, e qualche foglia diventa gialla. Poi timide iniziano a uscire dal guscio e a diventare quello che saranno. Un po' storte, disegnate dal vento, imperfette e finalmente vive.
Trovare una casa è sempre un po' così: adattarsi, patire, rafforzarsi e infine raggiungere la propria forma, che è sempre transitoria, ma vera. Senza luci al neon o nastri di plastica.

5 commenti:

BEGONIA ha detto...

Ecco, le mie piante hanno perso i nastri di plastica e hanno già trovato gli afidi... :-/
Ma ne devo essere felice, giusto?? ;-)

giulia capotorto ha detto...

Giusto ;-) prendi il confidor. Lo so, lo so che non è proprio naturale, è solo che a me risolve il problema degli afidi in pochissimo tempo. Con il sapone di marsiglia non ho mai avuto grandi risultati. Invece il mio problema più grande è il mal bianco (l'oidio), sto combattendo senza alcun risultato...

BEGONIA ha detto...

L'oidio l'ho avuto anche io, sulla rosa... niente da fare. Però c'è da dire che io con le rose sono proprio negata. Adesso sugli afidi ho spruzzato un'insetticida che ho comprato da poco... naturale non è, ma l'anno scorso ho provato con l'acqua delle cipolle, con l'aglio nel vaso eccetera, ma dell'acqua cipollata gli afidi se ne sono fatto un baffo, e l'aglio in vaso si è trasformato in una bella piantina.. :-) Avevo provato anche io sapone di marsiglia con acqua e una goccia di alcool, ma pure lì niente... evidentemente abbiamo dei super afidi belli robusti! Ma come si fa a mandarli via con dolcezza???????

Gabriella ha detto...

Il tuo post (sulla difficoltà di raggiungere la propria forma, transitoria, ma vera) mi ha fatto venire in mente la poesia "Gradini" di Hesse, che comincia: "Come ogni fior languisce e giovinezza / cede a vecchiaia...". La conosci?
P.S. Per il mal bianco ci vuole il DECIS, mi dicono...

giulia capotorto ha detto...

@Begonia. Secondo me tutti o quasi sono negati con le rose, capricciose, malatticce ed egocentriche, in vaso richiedono molte più cure di quelle che ognuno è disposto a dare loro...A me piacciono da morire e ogni volta ci casco, però.
@Gabriella! La poesia di Hesse non la conosco, ma ora me la vado subito a cercare -magia di google. È quasi dai tempi del liceo che non lo leggo. Grazie per le tue suggestioni letterarie, e naturalmente anche per quelle botanico-chimiche :-)