Che coltivare un orto sia forse coltivare il mondo e che innaffiare un ciclamino sia un atto di resistenza sentimentale, un dire io sono qui, ora, e mi prendo cura.


mercoledì 13 aprile 2016

Piante da pianerottolo.

A essere di poche pretese, discreti, umili e pazienti, magari si guadagna il Paradiso, ma in Terra non granché. Finisce che tutti (persino gli stessi interessati) diano per scontata un’esistenza opaca, una vita a basso voltaggio, su cui la polvere si posa inesorabile, giorno dopo giorno dopo giorno.
Succede alle piante da pianerottolo, illuminate da luce filtrata o artificiale, alle piante dei cavedi e a quelle nate per nascondere i bidoni dell’immondizia in cortili male illuminati. Succede alle piante degli autogrill, ma anche a certe d’appartamento, pretenziose e mai amate, doni non graditi di cene mal digerite, condannate a vivere (lunghe) vite inutili, grottescamente ornate da fiocchi di plastica lisi, che nessuno mai si è preso la briga di tagliare. Succede ai lunghi potos sfilacciati, su mensole altissime di pizzerie senza finestre,e a quelle impolverate di sale d’aspetto di medici affollati e ritardatari.  In vasi troppo stretti, mai concimate, bagnate a caso. Così poco importanti da non meritarsi nemmeno il percorso pietoso verso il sacco dell'immondizia. Simboli di un decoro superficiale e demodé. Eppure incredibilmente attaccate alla vita, e già solo per questo meritevoli di una fugace attenzione, e di qualche riga.
Così, qualche giorno fa, ho deciso che lo spelacchiato tronchetto della felicità che mi segue da quasi 15 anni per una sorta di ineluttabilità degli eventi (come certe vecchie padelle rigate che ritoviamo in ogni trasloco, pronte a quello dopo), aveva diritto a un rinvaso. Non a molto di più, solo a un rinvaso e a una pioggia d’acqua corrente sulle foglie. Mi è sembrato per qualche istante grato ed emozionato, come le mucche liberate dagli allevamenti intensivi dei video di youtube. Incredule e timide, le radici hanno preso la loro strada, e io mi sono sentita decisamente meglio per qualche minuto. Lui chissà. Mi è parso quasi subito impolverato, asfittico e inutile come sempre. 
Ma come dargli torto, dopo tanti anni, non è che si cambia più.

2 commenti:

Gabriella ha detto...

Come scrivi sempre divinamente bene, Giulia!

Giulia Capotorto ha detto...

Ma vaaaaa. Mi fa piacere, lo sai, detto da te. Proprio perché detto da te. Ti abbraccio