Che coltivare un orto sia forse coltivare il mondo e che innaffiare un ciclamino sia un atto di resistenza sentimentale, un dire io sono qui, ora, e mi prendo cura.


domenica 25 marzo 2012

Liberarsi dalle pietre.

"Ho la testa a viole", così dice un caro amico quando, svagato o innamorato, è distratto e fra le nuvole. In effetti, anche le viole sembrano sempre un po' distratte, e poi fragili, delicate, sensibili alle foglie e alla grandine e ai colpi di vento.
Ma, mai abbastanza, occorre ricordare che l'apparenza, banalmente, inganna.


Questa viola fuggitiva, ogni primavera, si scava la sua possibilità di esistere, riuscendo a trovare la strada e a spuntar fuori dal pavimento, per prendersi la sua dose di sole e di aria. Delicata e determinata, come credo siano tutti quelli che riescono a liberarsi dalle pietre.

grazie a Mimmo Capotorto per la foto e il pensiero.

4 commenti:

la_pìo ha detto...

fantastica!
quando ero piccola le violette selvatiche le trovavo solo nell'orto di mia nonna e un anno me ne ero fatte tirare su un po' e mettere in un vaso...me la ricordo che si aggirava per l'orto sbilenco tutto in bilico sulla collina e me ne indicava le foglie a cuore in estate,quando erano già fiorite,per insegnarmi a non strapparle come erbacce...qui invece spuntano proprio dietro casa e le saluto a primavera come si saluta una persona che è tornata da un viaggio:)

giulia capotorto ha detto...

Paola, grazie per questo racconto, che mi ha fatto tornare ricordi lontani. E per l'immagine meravigliosa delle violette tornate da un viaggio. L'ho fatta mia :-) e ora le vedrò sempre così...

giorgio giorgi ha detto...

E' davvero molto simbolica la tua immagine.
Mi fa pensare a tante persone che ho visto e che mi hanno raccontato esperienze terrificanti vissute da piccoli e io lì a domandarmi: ma come hanno fatto a sopravvivere?

giulia capotorto ha detto...

Grazie. Le tue parole mi hanno fatto riflettere sulle stratificazioni di significato che qualsiasi piccolo testo può rivelare (d'altra parte, da un jungiano c'era da aspettarselo :-)). I piccoli hanno dalla loro, forse, una fatica in più. Se riescono a non essere schiacciati, poi hanno molte più possibilità di bucare le pietre.